domenica 3 ottobre 2010

Scordia: lettera aperta al consiglio comunale "denuncia per il comportamento nei confronti del dirigente dell'ufficio tecnico settore edilizia"

lettera pubblicata il 01 Ottobre 2010

Si porta a conoscenza dei Cittadini di Scordia la denuncia fatta con lettera aperta, dei comportamenti del dirigente dell'ufficio Tecnico settore edilizia Privata.
Le ragione di questa denuncia pubblica di quanto sta accadendo, nasce dall’esigenza di fare trasparenza e comunicare alla cittadinanza quanto e giusto che si sappia, tenendo sempre a cuore la difesa del bene dei cittadini e del nostro territorio.

     Scordia, agosto 2010


Al Presidente

del Consiglio Comunale

e (tramite il Presidente) ai Consiglieri Comunali

e per conoscenza al sig. Lorenzo Gugliara



LETTERA APERTA



Oggetto: Denuncia del comportamento del Dirigente dell’Ufficio Tecnico

settore edilizia privata e urbanistica.



Il sottoscritto dott. ing. AZZARA Nicolò

DENUNCIA

quanto segue.

In un’epoca in cui a tutti sembra difficile affrontare con serenità la quotidianità e in cui il futuro prossimo si presenta a tinte fosche per una crisi economica diffusa e che colpisce le classi sociali più deboli e più svantaggiate, a Scordia si è riusciti a creare un altro MOSTRO: la BUROCRAZIA!

Il termine BUROCRAZIA proviene dall’unione della parola francese BUREAU (ufficio) e dalla parola greca KRATOS (potere). Un potere (o, più correttamente, una forma di esercizio del potere) che si struttura intorno a regole impersonali e astratte, procedimenti, ruoli definiti una volta per tutte e immodificabili dall'individuo che ricopre una funzione.

Alcuni personaggi hanno detto:

“Scopo della burocrazia è di condurre gli affari dello Stato nella peggior possibile ma-niera e nel più lungo tempo possibile.” (Carlo Dossi).

"La burocrazia è l'incapacità addestrata." (Thorstein Veblen).

"La burocrazia è solo il formalismo di un contenuto che è fuori di essa." (Karl Marx).

"La burocrazia: un gigantesco meccanismo azionato da pigmei." (Honorè de Balzac).



Non vi è dubbio che tale sistema vi sia sempre stato, ma quando, a dirigere un ufficio di notevole importanza qual è l’Ufficio Tecnico di un Comune, vi si mette un tec-nico che è arrivato fino a quel punto senza avere mai sostenuto un concorso pubblico, con una quasi inesistente esperienza da libero professionista, ma con una notevole ‘paura’ a prendersi responsabilità, con un viscerale senso di egoismo, con un’innata propensione a rendere difficile anche la cosa più semplice, allora quella BUROCRAZIA si materializza e si personifica in un unico individuo.

E’ indicativo il motto che un suo ‘maestro di vita’ gli ha trasmesso e che lui ha fatto suo: “Meno cose autorizzi, meno denaro - se trattasi di contributi pubblici – conce-di, e meno rischi”.

E come si può applicare tale filosofia? In due maniere.

La prima è applicare con dovizia qualsiasi norma, restrizione, limitazione, regola – assurda per quanto possa sembrare – al fine di negare l’autorizzazione; e nella giun-gla della legislazione italiana non si ha alcuna difficoltà a trovare un codicillo qualsiasi.

La seconda è rinviare, accantonare, sfiancare il richiedente, posticipare, magari parandosi le spalle con qualche lettera d’interruzione dei termini per la mancanza di una marca da bollo o con la richiesta di ulteriore inutile documentazione.

Certo, ci sarebbe una terza soluzione: dimettersi da qualsiasi ruolo ‘pubblico’, aprirsi uno studio privato ed esporsi alla clientela da libero professionista. Si, ma poi come farebbe a spiegare al cliente che, secondo la sua concezione ‘burocratica’, per costruirsi una casa ci vogliono duecentotrentuno documenti sviluppati in disegni, rela-zioni, fotografie, dichiarazioni (a firma del committente, ovviamente), certificazioni, ri-scontri, marche da bollo, anche se alcune indispensabili e molte altre inutili?

No, meglio di no. Va finire che tutti lo mandano a cagare e nessuno richiederà la sua prestazione. E chi porta il pane a casa?

Nulla da fare, terza soluzione esclusa.



Si diceva di lettere d’interruzione dei termini, ma, in fondo, chi controlla i tempi di durata della richiesta di una concessione? Quale amministratore ha mai punito un diri-gente per le durate assurde di una pratica? A memoria del sottoscritto: nessuno. Am-ministratori attuali compresi.

E’ ormai diventata una consuetudine che l’avvio di una pratica avvenga dopo ben SEI MESI (verificare per credere) dalla sua presentazione. Conseguentemente, se tutto va bene, anche la più banale richiesta viene ottemperata dopo almeno un anno.

Certo che se i nostri dipendenti dovessero essere stipendiati in proporzione al lavoro che smaltiscono, le loro famiglie vivrebbero sotto i limiti dell’indigenza.



Snocciolo qualche dato.

Negli ultimi vent’anni questo Comune ha rilasciato circa 120 concessioni edilizie l’anno, con punte maggiori nella prima metà degli anni novanta. Per un puro caso del “destino infame” nel 2008 il numero si riduce a 72. Va bene, si potrebbe pensare, l’Amministrazione, e di conseguenza l’attuale dirigente, si è insediata nella seconda metà dell’anno. E poi vogliamo dimenticare il caos creato dal nuovo Piano Regolatore? E, si sa, il ragazzo è nuovo…. deve farsi le ossa… diamogli tempo e fiducia….. bla bla bla.

Anno 2009, concessioni edilizie rilasciate: 76!!!! Qualcosa non va, ma il nostro Eroe ha la soluzione. E’ troppo oberato di lavoro, troppi impegni. L’Ufficio Tecnico af-fronta troppe problematiche, troppi sottoposti da seguire, qualche sottoposto che, ama-reggiato per la defenestrazione dell’attuale maggioranza, si rifiuta di lavorare o s’inventa mille scuse per non fare il proprio dovere. Soluzione: separare l’Ufficio Tecni-co in due tronconi e affidarne la dirigenza allo stesso Eroe e i lavori pubblici (i più ro-gnosi, si sa, acquedotto, spazzatura, verde pubblico, reti di urbanizzazione varie) a un altro dirigente. Finalmente! Metà lavoro, più risultati, verrebbe da pensare.

Seguendo la media delle concessioni rilasciate fino alla data odierna, nell’anno 2010 con molta probabilità si arriverà a raggiungere il numero di…. signore e signori… 50 (si, diconsi cinquanta).

Risposta dell’azzeccagarbugli di turno: beh, c’è la crisi, sicuramente la gente non ha più soldi per costruire e, quindi, presenta meno richieste.

Risposta all’azzeccagarbugli di turno: nonostante la crisi, nell’ufficio dell’edilizia privata è accatastato un bel mucchietto di pratiche inevase, pari a circa CENTOVENTI (!) e oltre; e qualche altra decina in attesa (lunga molti mesi) del calcolo degli oneri concessori e, quindi, del successivo rilascio della concessione.



Non ne sono a conoscenza, ma sarei curioso di sapere se le somme provenienti dagli oneri concessori, inserite nel Bilancio di Previsione, abbiano una corrispondenza con il Bilancio Consuntivo. Ho qualche perplessità, visto l’andazzo.



Per fare un esempio: i proprietari di un noto ristorante di Scordia presentarono una richiesta di concessione nel lontano 17 febbraio 2009, al fine di regolarizzare par-zialmente la loro situazione. Continuando a pagare multe e rischiando la chiusura (con la conseguente perdita del posto di lavoro di circa dieci persone), sono trascorsi dicias-sette mesi e ancora sono in attesa di una risposta positiva.

Il nostro solerte dirigente, comunque, riesce sempre a pararsi le spalle, scriven-do diffide varie.



Gli stessi proprietari del ristorante in data 6 luglio 2009 presentarono istanza per la realizzazione di una tettoia, così come prevista dal regolamento edilizio vigente. An-cora tutto langue!



La rabbia viene fuori allorché si considera che, in una fase storica di crisi eco-nomica nazionale e locale, nessuno si renda conto di cosa voglia dire tenere fermi, grazie a un’ottusa burocrazia, più di cento probabili cantieri. Un insieme di lavori che danno da vivere a migliaia di addetti (professionisti, imprese costruttrici, dipendenti del-le imprese, artigiani, fornitori, dipendenti dei fornitori, ecc.) e, di conseguenza, a tutti gli operatori di quel terziario che fornirà servizi a chi, lavorando, spende.



Ma c’è qualcuno che si sforza a capire che dietro una richiesta di concessione edilizia c’è tanta economia che gira? Tante speranze, aspettative, investimenti, sogni?



C’è ancora in circolazione qualcuno che spieghi ai burocrati e agli amministratori che sono, né più né meno, dipendenti dei cittadini, pagati per dare servizi con disponi-bilità, solerzia, gentilezza e, visto che non costa nulla, un sorriso in faccia?



Qui non si chiede il licenziamento di nessuno ma che, almeno, se c’è qualcuno che ricopre un ruolo di responsabilità arrecando danni alla comunità che lo paga, gli si tolga la carica che ricopre. Carica, tra l’altro, regalategliela senza aver dimostrato alcun merito precedente.



Tenendo in considerazione che il sottoscritto è a conoscenza solo di parte di quanto avviene nell’Ufficio Tecnico, settore edilizia privata, chissà quante altre situa-zioni estreme sono avvenute o avvengono. Basta poco per accertare.



Il tutto potrebbe far pensare che abbiamo a che fare con un lavoratore indolente, scansafatiche, rubastipendio. E invece no! Il nostro dirigente dimostra una notevolissi-ma solerzia e senso della legalità, spesso in maniera maniacale, allorché riesce a tro-vare l’inghippo, anche il più banale possibile, per mandare diffide, ordinanze di demoli-zione, a richiedere, in quella suddetta giungla della normativa italiana, ogni documento possibile e immaginabile.

Ha la grande capacità di rendere difficile la pratica più semplice che possa es-serci.



Dall’inizio dei lavori si hanno tre anni di tempo per completare l’opera. Si riesce a costruire la struttura, il tetto, le murature esterne, a volte anche i divisori interni. In-somma l’involucro autorizzato è già stato realizzato. Poi, per vari motivi e anche per ri-dotta capacità finanziaria del cittadino, i tempi si allungano. La concessione decade trascorsi i tre anni. Decidi di riprendere i lavori di completamento e pensi: che ci vuole? Sono lavori d’intonaco, pavimentazione, impianti. Che cambia rispetto a quanto auto-rizzato? Nulla, basta una semplice comunicazione, no?

E invece ecco che entra in gioco il Nostro.

Presentare di nuovo tutti gli elaborati come se fosse una nuova concessione, chiedere il parere istruttorio, chiedere il parere alla Commissione Edilizia, il parere sani-tario, e… sentite sentite…. RICALCOLARE E RIAPPLICARE GLI ONERI CONCES-SORI, che chiaramente nel frattempo sono aumentati. Qualcuno pensa che questa possa chiamarsi, come minimo, truffa al cittadino. Se poi tale truffa è commessa con l’avallo del Sindaco e dell’Assessore, si potrebbe chiamare associazione a delinquere, no?



E che dire delle autorizzazioni di tettoie, così come previsto dall’articolo 20 della Legge Regionale n° 4/2003? Qui superiamo la realtà. In questo caso non basta più quanto previsto dalla legge o quanto sottolineato da sentenze di Tribunali Amministrati-vi. Il Nostro va oltre, legifera lui stesso e reputa che tale normativa è troppo lassista. Chiedete a quei cittadini e a quei tecnici liberi professionisti che avrebbero voluto utiliz-zare tale legge. Qualcuno è già sotto cura per esaurimento nervoso.



Vogliamo parlare della volontà di demolire un fabbricato per costruirne uno nuo-vo in zona C3 in Montagna, e sentirsi rispondere, ovviamente negando il rilascio della concessione edilizia, che prima occorre un PIANO DI LOTTIZZAZIONE???



E che dire dell’apertura al pubblico degli uffici solo per due ore giornaliere e solo di mattina (periodo estivo)? Uno strano concetto del ‘servizio’ da dare ai propri datori di lavoro (i cittadini). Io direi che quel concetto si esprima in un solo pensiero: la gente, e i professionisti in particolare, non ha nulla da fare (‘sti scansafatiche!) e viene a bivacca-re nei Nostri (l’aggettivo di possesso non è affatto casuale) posti di lavoro, facendoci perdere solo tempo.

Se dovesse dipendere da qualcuno, nemmeno quelle due ore. Tant’è!

E come ci tiene a chiudere puntualmente le porte, dando l’incarico di non aprire a nessuno, pena chissà quale punizione!



A chi scrive verrebbe da dire: dammi il servizio che mi devi, dammi un certificato di destinazione urbanistica in due giorni, dammi una concessione edilizia in un mese, dammi la certezza di un’unica lettura della normativa da applicare e vedrai di sicuro che puoi tenerti le porte chiuse tutto il giorno!!!!!



D'altronde il personaggio era già famigerato quando conduceva l’ufficio che si occupava delle pratiche del sisma del 1990.

Una verifica maniacale di tutte le documentazioni. Addirittura rivedeva passo dopo passo i computi metrici inseriti nelle pratiche riuscendo (grande atto di eroismo e di perfetta solerzia!) a trovare qualche centesimo di differenza, al punto da costringere i tecnici a rivedere l’intera documentazione. E, applicando il famoso motto tramandatogli dal suo Maestro di Vita, a far perdere somme importanti di contributi ai cittadini.

Basta chiedere all’attuale Sindaco, a suo tempo, da normale cittadino, anch’egli vittima dell’Eroe.

Aveva voglia il Prefetto a sbraitare nel telefono: “ma lo volete capire o no che questi contributi vanno spesi a Scordia, altrimenti vanno perduti e restituiti a Roma?”



Bizzarri i casi della vita. Quello stesso Sindaco lo “premiò” nominandolo Dirigen-te Supremo. Forse sperando che, nel frattempo, si fosse ravveduto.

Ma, si sa, se prendi un asino per fargli fare il cavallo da corsa, sempre asino rimane!



La domanda finale che pongo a chi legge e, in particolare al Presidente del Con-siglio Comunale e a tutti i Consiglieri Comunali:

qual è il limite di danno possibile, alle tasche dei singoli cittadini e alle tasche del Comune, che una sola persona è autorizzata a raggiungere prima di fare suonare un campanello di allarme e prima di mandarlo a casa?



Si potrebbe opinare che la colpa non è della pistola che spara ma di chi la impu-gna e preme il grilletto. Ebbene: qualcuno tolga questa pistola dalle mani del Sin-daco!



Amareggiato, confuso, arrabbiato, insofferente,

dott. ing. AZZARA Nicolò

Nessun commento: